Disciplina normativa in materia di invalidità civile

Il diritto alle prestazioni assistenziali

L’art.2 della L.118/71 definisce invalidi civili i cittadini affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche a carattere progressivo, compresi gli irregolari psichici per oligofrenie di carattere organico o dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore a un terzo o, se minori di 18 anni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età.

 

L’assegno di invalidità

L’assegno di invalidità, detto anche assegno mensile di assistenza ovvero di invalidità parziale, viene istituito con l’art.13 della L.118/71 ed è concesso ai mutilati ed invalidi civili di età compresa tra i 18 ed i 65 anni nei cui confronti sia stata riconosciuta una inabilità lavorativa non inferiore al 74% e, pertanto, conservino una residua capacità lavorativa (devono infatti essere iscritti in apposite liste di collocamento).E’ inoltre richiesto che gli interessati si trovino in stato di bisogno economico ovverosia, sulla base della normativa vigente, non superino il limite di reddito personale valutabile agli effetti dell’IRPEF, con decorrenza dal 1° gennaio 2010, di €4.408,95, con esclusione del reddito percepito dagli eventuali membri del nucleo famigliare dell’invalido.

 

La pensione di inabilità

La pensione di inabilità, istituita con l’art.12 della L.118/71, è concessa ai mutilati ed invalidi civili di età compresa tra i 18 ed i 65 anni, nei cui confronti sia stata riconosciuta una inabilità lavorativa totale (100%) e permanente.

E’ inoltre richiesto che gli interessati si trovino in stato di bisogno economico ovverosia, sulla base della normativa vigente, non superino il limite di reddito valutabile agli effetti dell’IRPEF, con decorrenza dal 1° gennaio 2010, di €15.154,24.



Indennità di accompagnamento

La disciplina vigente dell’indennità di accompagnamento, originariamente prevista solo nei confronti dei ciechi assoluti, è contenuta principalmente nella L. 11 febbraio 1980 n.18 e nella L. 21 novembre 1988 n.508. L’art.1 della Legge 508/88 dispone che l’indennità di accompagnamento è concessa ai cittadini nei cui confronti sia stata accertata un’inabilità totale per affezioni fisiche e psichiche e che si trovino nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore, o che, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di un’assistenza continuativa.

In particolare dovranno tenersi presenti le precisazioni di cui alla Circolare n°7 Prot.500 del 17/01/72 del Ministero della Sanità riguardanti l’impossibilità di deambulare autonomamente, secondo la quale andrà considerata “la funzione della deambulazione quale complessa attività neuro motoria, intesa in termini estensivi, e cioè come mancanza di autosufficienza e collegata alla necessità di accompagnatore” oltre che le precisazioni di cui alla Circolare n°14 Prot.04085 del 28/09/92 del Ministero del Tesoro secondo le quali il giudizio medico legale deve fondarsi “sulla corretta valutazione della materiale capacità del soggetto di assicurarsi autonomamente e sufficientemente quel minimo di funzioni vegetative e di relazione indispensabili per garantire gli atti quotidiani della vita”. Si tratta quindi di accertare se il soggetto sia o non sia in grado di compiere e capire quelle “azioni… tese al soddisfacimento di quel minimo di esigenze medie di vita”, al di sotto delle quali il soggetto non gode delle “condizioni esistenziali compatibili con la dignità della persona umana”.

Ma proprio con riferimento al contenuto del concetto di non autosufficienza sopra accennato lo scrivente procuratore ritiene opportuno evidenziare all’On.le Tribunale adito due dei principi recentemente enucleati da parte della giurisprudenza di legittimità in materia di indennità di accompagnamento che consentono di metterne meglio a fuoco l’ampiezza:

- innanzitutto il principio espresso dalla Suprema Corte nella sentenza n.8060/04 secondo la quale l’impossibilità di deambulare autonomamente di cui all’art.1 L.18/80 deve ritenersi configurata anche qualora il soggetto, pur essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita nell’ambito della propria abitazione, invece non sia in grado di deambulare autonomamente al di fuori delle mura domestiche senza accompagnamento con ciò dipendendo da altri per spese ed approvvigionamento. Anche una siffatta circostanza dunque integra la situazione di “non autosufficienza” di cui all’art.1 L.18/90;

- quindi quello espresso dalla Suprema Corte nella sentenza n.1260 del 2005 a partire dalla constatazione che l’indennità di accompagnamento rappresenta un intervento assistenziale teso principalmente a sostenere il nucleo familiare del soggetto minorato onde incoraggiarlo a farsi carico dello stesso. E nel caso di patologie che comportano una consistente degenerazione del sistema nervoso ed una limitazione delle facoltà cognitive (ad es. Alzheimer o gravi forme di vasculopatia cerebrale) o impedimenti dell’apparato motorio (ad es. Parkinson) o che cagionano infermità mentali con limitazioni dell’intelligenza e che, nello stesso tempo, richiedono una giornaliera assistenza farmacologia al fine di evitare aggravamenti delle già precarie condizioni psicofisiche nonché incombenti pericoli per sé e per altri (es. psicopatie con incapacità di integrarsi nel proprio contesto sociale, o forme di epilessia con ripetute crisi convulsive, controllabili solo con giornaliere terapie farmacologiche), non vi è dubbio come esse rendano a diverso titolo necessaria una continua assistenza giornaliera, giustificante il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento. Da qui il principio in diritto secondo cui “L’indennità di accompagnamento, prevista quale misura assistenziale diretta anche a sostenere il nucleo familiare, va riconosciuta, alla stregua dell’art. 1 della legge 11 febbraio 1980 n. 18, a coloro che, pur capaci di compiere materialmente gli atti elementari della vita quotidiana(quali il mangiare, il vestirsi, il pulirsi, ecc.), necessitano di un accompagnatore per versare – in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva e cognitiva addebitabili a forme avanzate di gravi stati patologici – nella incapacità di rendersi conto della portata dei singoli atti che vanno a compiere e dei modi e tempi in cui gli stessi debbano essere compiuti, di comprendere la rilevanza di condotte volte a migliorare – o, quanto meno, a stabilizzare o non aggravare – il proprio stato patologico (condotte volte ad osservare un giornaliero trattamento farmacologico), e di valutare la pericolosità di comportamenti suscettibili di arrecare danni a sé o ad altri;



Indennità di accompagnamento ed ultrasessantacinquenni

A mente dell’art.2 L.118/71 “ai soli fini dell’assistenza socio-sanitaria e della concessione dell’indennità di accompagnamento, si considerano mutilati ed invalidi civili gli ultrasessantacinquenni che abbiamo difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età”.